I Protagonisti
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Enrique Sanchez
Assistente personale presso Casa Arcipelago
Innanzitutto mi occupo di accompagnare e supportare Leo, Livio e Mirko e mi prendo cura dell’appartamento. Faccio le pulizie della casa ogni giorno, mi occupo di lasciar pulito, curo l’igiene personale delle persone che vi abitano (doccia, aiuto per sistemare il proprio aspetto), cucino e preparo i pasti per tutti, curo i loro indumenti. Usciamo anche nel quartiere. Il mio compito è anche ascoltare le persone e parlare con loro; do questo sostegno perché è importante che si sentano accolti e compresi.
Il mio lavoro inizia alle 7, facciamo colazione insieme e li aiuto a prepararsi per uscire di casa. Poi le persone vanno al centro diurno, nel mentre io finisco di sistemare la casa. Esco per sbrigare le mie commissioni e all’ora di pranzo rientro. Inizio a pensare al menù della cena, finisco di sistemare la casa e faccio il bucato. Quando rientrano dal centro alle ore 17, inizia il vero lavoro di convivenza. Ceniamo insieme, fanno la doccia e già verso le 20.00 spesso sono stanchi e iniziano a prepararsi per andare a letto. Se è stata una giornata pesante, rientrano dal Centro e hanno più bisogno di parlare e confrontarsi.
Alcuni giorni, resto sveglio fino a mezzanotte, perché aspetto che l’ultimo inquilino rientri a casa, dopo il doppio turno in pizzeria.
Con ognuno di loro ho una modalità diversa. A tutti do sostegno, ma ogni inquilino ha il suo progetto. In realtà imparo anche io ogni giorno, non solo loro. Livio ha bisogno di essere supportato e aiutato a gestire i propri stati d’animo e a capire quando può dare il proprio contributo. Leo è un uomo che ha tantissima voglia di fare e quando una persona è disponibile ad imparare e ad ascoltare è già un ottimo punto di partenza. Con lui il lavoro è proprio farlo partecipare a tutte le attività quotidiane e piano piano ha preso abitudini che non aveva e imparato a fare cose che non sapeva fare. Ora è una persona più organizzata rispetto a prima. Mirko ha una vita molto strutturata, con lui il lavoro è non rompere o interferire con questa struttura. Devo essere io che provo ad inserirmi nel suo programma, questo mi permette di avvicinarmi a lui. Anche con lui è molto importante esserci per ascoltare i suoi racconti.
Il percorso che sto facendo con loro è praticamente diventare un supporto e mi accorgo che ogni cosa che fanno, se hanno bisogno di aiuto, il mio nome è il primo che fanno.
Bisogna ancora lavorare molto, però mi accorgo che stiamo facendo dei passi avanti.
Ce ne sono due. Quando siamo insieme a tavola la sera, dove ognuno se ha voglia racconta la propria giornata, si fanno programmi, si chiacchiera. Spesso intervengono tutti, io inizio ma poi tutti contribuiscono. Io la vedo come una condivisione quasi familiare. È un momento bello e importante, perché siamo coinquilini e condividere anche solo qualche parola è importante.
L’altro è quando rientro dal weekend. Per me è importante perché mi riconnetto con loro. Verifico che sia tutto in ordine e magari ero preoccupato. E anche loro si sentono di nuovo più a loro agio e ricominciamo di nuovo insieme la nostra routine.
Hanno l’opportunità di avere una casa per loro, uno spazio personale e non dipendere solo dalle loro famiglie. Certo ci siamo noi operatori, ma alla fine sono da soli, possono stare in camera in totale libertà. È un’opportunità che tante persone vorrebbero, io lo dico sempre a loro.
In più è una casa praticamente nuova, bella, comoda, pensata per loro. Hai uno spazio bello e in più l’opportunità di imparare a fare qualcosa da solo.
Ci sono delle giornate dove mi chiedo: “perché lo faccio?!”… E poi mi rispondo: “perché si”.