I Protagonisti
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Eleonora Orsetti
Educatrice persone anziane
Il cohousing Domea mi ha insegnato quanto sia importante creare contesti che favoriscano le relazioni, la partecipazione e il senso di appartenenza. La cosa che mi ha colpito di più è stata la capacità delle persone di mettersi nuovamente in gioco in una fase della vita che spesso viene raccontata soprattutto attraverso le perdite, le fragilità o la rinuncia al cambiamento. Entrare in un progetto di cohousing significa, invece, affrontare una transizione importante: lasciare abitudini consolidate, condividere spazi, costruire nuove relazioni e trovare nuovi equilibri.
Ho visto persone affrontare questo percorso con grande coraggio e disponibilità, aprendosi a esperienze nuove e dimostrando una straordinaria capacità di adattamento. Nel tempo ho osservato nascere legami significativi, forme di aiuto reciproco e un senso di comunità costruito giorno dopo giorno, attraverso piccoli gesti di cura e di vicinanza. Questa esperienza mi ha ricordato che la crescita personale non si esaurisce con l’età e che ogni fase della vita può continuare a essere un tempo di scoperta, di cambiamento e di nuove possibilità, se si hanno le opportunità e gli spazi giusti per esprimersi.
Credo che questa esperienza metta fortemente in discussione l’idea che l’invecchiamento coincida inevitabilmente con passività, dipendenza e ritiro dalla vita sociale. Le persone che ho incontrato all’interno del progetto Domea mi hanno mostrato una realtà molto diversa: il desiderio di partecipare, di sentirsi utili, di costruire relazioni, di avere degli obiettivi e di continuare a fare progetti rimane vivo anche in età avanzata.
Certamente esistono fragilità e possono emergere bisogni di supporto, ma questi aspetti non esauriscono l’identità e la ricchezza delle persone anziane. Ho incontrato persone con competenze, passioni, desideri e una forte volontà di mantenere un ruolo attivo nella propria vita e nella comunità. Il cohousing mostra come, se vengono offerte le condizioni adeguate, le persone possano continuare a essere protagoniste delle proprie scelte e a esprimere le proprie risorse.
Questa esperienza mi ha aiutato a guardare alla vecchiaia con uno sguardo più completo e autentico: non solo una fase della vita in cui si affrontano dei cambiamenti o delle fragilità, ma anche un tempo in cui si può continuare a imparare, a creare legami significativi e a dare un contributo agli altri.
L’esperienza in Domea mi ha insegnato che autonomia e sostegno non sono concetti opposti, ma anzi aspetti che possono rafforzarsi reciprocamente. Spesso si pensa all’autonomia come alla capacità di fare tutto da soli, ma lavorando in questo contesto ho compreso che essere autonomi significa soprattutto poter continuare a scegliere, esprimere i propri desideri, prendere decisioni e mantenere un ruolo attivo nella propria quotidianità.
Il sostegno, quindi, non consiste nel sostituirsi alla persona, ma nel creare le condizioni perché possa continuare a esercitare le proprie capacità e vivere in modo il più possibile coerente con i propri bisogni e le proprie preferenze. Anche piccoli gesti hanno un grande valore: rispettare i tempi di ciascuno, ascoltare i bisogni, valorizzare le scelte individuali e promuovere la partecipazione alla vita comunitaria contribuiscono in modo significativo al benessere e alla qualità della vita.
Questa esperienza mi ha fatto comprendere che la qualità della vita non dipende solo dall’assenza di difficoltà o dalla presenza di un supporto assistenziale, ma anche dalla possibilità di sentirsi riconosciuti come persone, di mantenere la propria identità e di continuare a essere protagonisti della propria storia.
Ciò che mi fa pensare che le persone riescano a sentirsi veramente a casa in un contesto di cohousing è il modo in cui hanno reso questi spazi parte della propria vita quotidiana. Lo si percepisce nelle piccole cose: negli oggetti personali che arredano gli appartamenti, nelle abitudini che ciascuno continua a mantenere, nelle relazioni che si sono costruite e nel modo con cui le persone vivono gli spazi comuni.
Sentirsi a casa non significa soltanto abitare un luogo, ma sentirsi accolti, riconosciuti e liberi di essere sé stessi. Grazie al progetto Domea ho visto nascere un forte senso di appartenenza, fatto di gesti semplici e quotidiani: una porta che si apre per un saluto, un momento condiviso davanti a un caffè o la disponibilità ad aiutarsi reciprocamente.
Allo stesso tempo, ciò che rende speciale questa esperienza è l’equilibrio tra dimensione comunitaria e individualità. Ogni persona può scegliere quanto condividere, mantenendo i propri spazi, le proprie abitudini e i propri tempi. Quando gli abitanti parlano delle relazioni costruite, dei progetti che immaginano per il futuro o della serenità che provano nel vivere in questo contesto, emerge chiaramente il significato più profondo dell’abitare: sentirsi parte di una comunità senza rinunciare alla propria identità e riconoscere quel luogo come la propria casa.