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Il progetto Domea alla Scuola Sant'Anna di Pisa - Un'esperienza che si confronta con altri territori e continua ad evolversi
Il progetto “Domea – Il potere di farsi casa” è stato presentato come caso di eccellenza alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, nell’ambito del percorso formativo dedicato alla vita indipendente, organizzato in collaborazione con Regione Toscana. Un’occasione di confronto che ha visto dialogare esperienze e modelli provenienti da diversi territori, attorno a una domanda centrale: come costruire sistemi capaci di sostenere concretamente i progetti di vita delle persone?
L’invito alla Scuola Sant’Anna rappresenta un riconoscimento importante per un’esperienza che, partendo dal territorio dell’Ambito di Cinisello Balsamo, è arrivata a contribuire al confronto nazionale sui temi della autonomia abitativa e del progetto di vita per le persone anziane e le persone con disabilità.
Un progetto che è stato possibile attuare grazie alla presenza di una solida e radicata rete territoriale – ASST Nord Milano, Residenze del Sole, Arcipelago Anffas, Cooperativa Solaris e Cooperativa “Il Torpedone” – che nel tempo ha saputo costruire un sistema integrato di servizi e competenze.
UN TERRITORIO CHE LAVORA IN RETE
Nel suo intervento, Riccardo Visentin (Assessore per la Centralità della Persona e Welfare del Comune di Cinisello Balsamo) ha restituito il contesto in cui nasce Domea, a partire dall’esperienza dell’Ambito: una rete di comuni – Bresso, Cinisello Balsamo, Cormano e Cusano Milanino – che lavorano insieme per costruire un sistema di servizi sociali efficace e sostenibile.
All’interno di questo ecosistema, l’Azienda Speciale Consortile “Insieme per il Sociale” svolge un ruolo di regia fondamentale, rendendo possibile una gestione condivisa e integrata dei servizi e migliorando così l’accesso alle risorse per i cittadini.
Un lavoro che si confronta con trasformazioni demografiche rilevanti: all’interno dell’Ambito, la popolazione over 65 conta circa 35.000 persone ed è in costante crescita. Basti pensare che in oltre un terzo delle famiglie è presente almeno una persona anziana. Cambiamenti che rendono ancora più evidente la necessità di ripensare i modelli di intervento, non solo in termini di assistenza, ma nella direzione di promuovere benessere, autonomia e invecchiamento attivo, contrastando il rischio di isolamento e sostenendo la partecipazione delle persone alla vita della comunità.
In questo scenario, anche il tema della disabilità viene affrontato in una prospettiva che supera la sola dimensione assistenziale, ponendo al centro la possibilità per le persone di costruire un proprio progetto di vita e partecipare pienamente alla vita sociale, culturale ed economica della comunità.
L’Ambito di Cinisello Balsamo ha storicamente investito in modo significativo in questa direzione, con una spesa dedicata alla disabilità superiore alla media degli altri territori di ATS Milano, e ha costruito nel tempo un percorso di innovazione fondato sulla collaborazione tra enti pubblici e terzo settore.
Le esperienze avviate negli anni precedenti — come il progetto L-INC (2017–2020), che ha sperimentato nuovi modelli di presa in carico centrati sul progetto di vita — hanno contribuito a definire un approccio poi riconosciuto anche a livello regionale, fino a diventare riferimento per la costruzione dei Centri per la Vita Indipendente.
È dentro questo percorso, fatto di continuità e sviluppo nel tempo, che negli ultimi mesi ha preso forma il progetto Domea.
DAL SERVIZIO AL SOSTEGNO, DALL’ASSISTENZA AL PROGETTO DI VITA
È su questo passaggio che si è concentrato l’intervento di Valeria Curreli (Vice Direttore dell’Azienda “Insieme per il Sociale”) che ha messo in evidenza il cambio di paradigma che attraversa in modo trasversale tutte le esperienze sviluppate nel territorio dell’Ambito di Cinisello Balsamo a sostegno di inclusione e accessibilità: il passaggio da un sistema centrato sui servizi e sull’assistenza a uno centrato sulla costruzione di un progetto di vita personalizzato per ciascuno.
Un orientamento che oggi trova un riconoscimento sempre più esplicito anche a livello normativo e nella programmazione nazionale e regionale – ad esempio nel lavoro sui LEPS (Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali) – e che, nel tempo, ha contribuito a rendere strutturali elementi concreti di progettazione come la personalizzazione degli interventi, la valutazione multidimensionale e la centralità della persona.
Non principi astratti, ma elementi operativi che guidano la costruzione dei servizi.
In questo quadro, la coprogettazione tra soggetti pubblici e privati non rappresenta solo uno strumento operativo, ma un vero proprio metodo di lavoro strutturale, capace di tenere insieme attori, competenze e livelli istituzionali diversi.
Il sistema che ne deriva è in continua evoluzione, con l’obiettivo di essere sempre più flessibile, personalizzato e integrato tra ambito educativo, sociale e sociosanitario, così da accompagnare in modo più efficace i percorsi di vita.
È dentro questa traiettoria che si colloca Domea.
Non un intervento isolato, ma parte di un disegno più ampio: non solo un progetto abitativo, ma un approccio che rende possibile il progetto di vita indipendente, anche per persone con differenti esigenze di sostegno.
Come evidenziato nel corso dell’intervento, l’innovazione non sta nel singolo progetto, ma nella coerenza tra visione, strumenti e modelli organizzativi. Ecco allora che, in questa prospettiva, Domea non è un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso più ampio, che oggi prosegue anche attraverso un lavoro di evoluzione e ripensamento dei servizi, sempre più orientati a sostenere i progetti di vita delle persone.
DALLA PROGETTAZIONE ALLA VITA QUOTIDIANA
A completare il quadro, gli interventi di Monica Pozzi e Lorena Mazzonello (Project Manager Domea) hanno portato il progetto nella sua dimensione più concreta, mostrando come i principi della vita indipendente si traducano nella pratica quotidiana.
Il focus si è concentrato in particolare sulla progettazione degli spazi e sull’accompagnamento educativo, elementi che rendono possibile costruire contesti abitativi capaci di adattarsi alle persone, alle loro abitudini e ai loro percorsi di vita.
La progettazione degli ambienti è stata sviluppata attraverso un lavoro di coprogettazione che ha coinvolto anche la figura dell’Architetto, in dialogo con operatori, servizi e territorio. Un approccio che si basa sulla convinzione che le soluzioni più efficaci e sostenibili nascano dalla condivisione di competenze, esperienze e punti di vista diversi.
In questo senso, il riferimento all’accessibilità universale e al design for all assume un significato preciso. Gli spazi abitativi non sono pensati come semplici contenitori, ma come ambienti che devono adattarsi alle persone che li abitano, sostenendo autonomia, relazioni e qualità dell’abitare.
La sfida è progettare spazi che siano fin dall’inizio utilizzabili da tutti — perché flessibili, semplici e comprensibili — ma anche capaci di accompagnare nel tempo i cambiamenti delle persone e dei loro bisogni.
Non si tratta solo di eliminare barriere architettoniche, ma di considerare tutti gli elementi che incidono sulla qualità della vita quotidiana: il comfort, la possibilità di orientarsi negli spazi, la gestione della privacy, l’estetica e le diverse modalità di utilizzo degli ambienti nella vita quotidiana.
UN CONFRONTO CHE CONTINUA
L’esperienza di questi giorni alla Scuola Sant’Anna si inserisce in un dialogo più ampio tra territori, istituzioni e servizi, in cui esperienze diverse si confrontano per costruire modelli sempre più capaci di sostenere autonomia, scelte e qualità della vita.
È dentro questo confronto che si misura il valore di esperienze come Domea: non solo nei risultati, ma nella capacità di contribuire alla costruzione di sistemi più coerenti, integrati e orientati alle persone. Un percorso che non si esaurisce in un progetto, ma continua a evolversi nel tempo.